Martedì, 16 Ottobre 2012 11:35

Il contratto di disponibilità delle municipalizzate

Written by
Rate this item
(0 votes)

Il contratto di disponibilità: soluzione per gli enti pubblici locali al fine di fuoriuscire dalla tenaglia del patto di stabilità e dalla vendita forzata delle società a partecipazione pubblica (“municipalizzate”)

risultatoGli Enti pubblici stanno affrontando in questi mesi tutte le complesse conseguenze previste dalla riforma normativa sulle società partecipate municipali.

Per i piccoli comuni non si vedono altre prospettive che cedere le proprie "municipalizzate". Ma a chi? Primo quesito. E a quali condizioni? Secondo quesito.

La normativa in realtà fa esplicito riferimento alla possibilità di far partecipare un operatore industriale del settore con almeno il 40% di partecipazione con la gestione operativa completamente appannaggio del privato. In tal caso, osserviamo maliziosamente, dove sarebbe il vantaggio nel mantenere la restante quota? Abbiamo già osservato in diversi articoli quanto sia irta di ostacoli la via delle privatizzazioni municipalizzate. Senza soffermarci sugli insuccessi passati vogliamo con quest’articolo cercare un "cortocircuito" nell’ipertrofica legislazione vigente e cercare di fornire una possibile soluzione, perlomeno per i piccoli comuni, i quali dovrebbero ormai avere i mesi contati come proprietari di società partecipate.

La preoccupazione maggiore in questi casi è rappresentata dall'impossibilità di esercitare funzioni di "indirizzo" per quel che riguarda il soddisfacimento dei bisogni della propria comunità. La seconda lamentela riguarda l'impossibilità di valorizzare adeguatamente la propria controllata nel momento della cessione obbligatoria del 40% ma soprattutto del controllo operativo della stessa.

La nostra proposta

Con la legge 24 marzo 2012 n. 27 è stato inserito un nuovo contratto pubblico: "il contratto di disponibilità".

Tale contratto permette di trasferire completamente al privato l'onere della costruzione e manutenzione dell'investimento necessario ai fini dell'erogazione del servizio pubblico, lasciando all'ente locale l'indirizzo da estrinsecarsi attraverso bando pubblico. Tralasciamo in questa breveeurope_holiday_418 trattazione il riscatto possibile alla fine del periodo contrattuale e concentriamo l'attenzione su un caso concreto, particolarmente esemplificativo. Supponiamo che in un piccolo comune l'illuminazione pubblica sia di competenza di una piccola “municipalizzata”, la quale ormai da anni non riesce più a produrre risultati economici positivi necessari ai fini dell'investimento. Supponiamo che un'illuminata (per coerenza narrativa, ndur) amministrazione comunale possa avere intuito che modificare tutte le “lampadine” dei lampioni pubblici con altre ad elevata efficienza energetica possa far bene all'ambiente e alle casse comunali. La municipalizzata non ha la possibilità di tale investimento (le “lampadine alta efficienza energetica”, in realtà sistemi di illuminazione elettronici, costano circa 6-7 volte le “lampadine” normali).

La normativa sulle partecipate spinge per l'alienazione della municipalizzata. In questo caso, con un bando che concede a società privata, tramite contratto di disponibilità, la gestione dell'illuminazione pubblica, secondo i principi stabiliti dall'ente pubblico che quindi non perderebbe completamente il proprio potere di indirizzo, potrebbe trasformare la “municipalizzata” previamente asset privo di compratore, in uno strumento necessario al subentrante nel servizio con specifica valorizzazione. L'acquisizione del privato, chiaramente finalizzata alla disponibilità di strumento necessario per fornire il servizio di cui al bando sopra evidenziato, permetterebbe al comune di fare "cassa" e non svendere e al privato di poter entrare in un business dai margini stabili sebbene non elevati, con una classica soluzione che gli strateghi del marketing definiscono con win-win.

Tra gli ostacoli da non sottovalutare, la cronica incapacità degli enti pubblici di far fronte ai propri impegni di pagamento che se non rispettati trasformerebbero il contratto di disponibilità in una fonte certa di contenzioso e fallimenti a catena di fornitori non pagati. Ma se il comune vuole valorizzare proficuamente la propria partecipata, anziché svenderla, potrebbe vincolare parte dell'incasso in una fideiussione che dia garanzie al privato di non dover rimpiangere la fiducia data all'ente locale.

Infine la “ciliegina sulla torta” per l’amministratore pubblico, la previsione dell’investimento necessario sarebbe completamente al di fuori del cosiddetto “patto di stabilità”, rientrando nel bilancio solo la previsione di spesa (canone) “spalmata” su più anni.

010912 Marco Arcari Docente Universitario www.uniese.it

Ps: Come sempre, per rimanere coerenti con il nostro stile pro-positivo, in ogni articolo con un’analisi che evidenzi un problema, una proposta per tentare di darne una soluzione.

Read 23979 times Last modified on Martedì, 16 Ottobre 2012 11:46